Abito, 2008

Il soggetto raffigurato è una ragazza avvolta in una tovaglia prodotta artigianalmente e ricamata a mano, legata alla tradizione del territorio abruzzese.
Le coperte come le tovaglie fanno parte della “dote”; ovvero il corredo che nella tradizione italiana, soprattutto nelle società contadine, la donna porta con se e tramanda nel tempo alle generazioni successive.
Il termine Abito è da intendersi con un duplice significato sia come capo di abbigliamento, un modo di vestire, in questo caso, volutamente, richiama l’abito musulmano, il “burka”; qui, l’abito diventa segno distintivo di una condizione femminile, ma anche inteso come “abitare”, vivere dentro un luogo, una situazione, di una condizione d’esistenza. Un luogo quotidiano dove, a livello immaginifico (ma non solo), spesso la donna viene circoscritta.
La fotografia, ritraendo il soggetto in maniera frontale, obiettiva, genera una violazione di quella condizione. La persona si trasforma in oggetto che può essere posseduto. Da fuori, si fa presa di coscienza su uno stato d’essere non percepibile dal soggetto. Ma nello stesso tempo lo sguardo del soggetto è fisso, punta all’obiettivo della macchina, quasi a rivelare la consapevolezza della propria esistenza.